Il Vampiro dei giorni nostri.

Ogni giorno la vita e le persone sono in grado di sorprenderci; purtroppo non è sempre detto che siano eventi positivi, ma sono comunque sempre eventi animicamente accrescitivi.

Attorno a noi, vivono esseri umani convinti di rappresentare il centro del mondo (o qualche dio sceso in terra) e che di conseguenza si debba girare intorno a loro, che tutto gli sia dovuto, ma che soprattutto solo loro sono forti ed indipendenti. Il reale problema di questo tipo di soggetti è che creano danni quasi irreparabili alle persone che hanno intorno; prendiamo per un momento la leggenda dei vampiri e savrapponiamolo al nostro soggetto con sindrome di onnipotenza, rimarremo meravigliati nel constatare che, a parte i romanzati canini aguzzi, non troveremo molte differenze. Il nostro onnipotente si ciba di anima e di emotività altrui, così come il vampiro si ciba di sangue. L’effetto in entrambi i casi è un sintomo di svuotamento, di prosciugamento; ecco che il nostro onnipotente, tende a creare attorno a se degli schiavi mentalmente svuotati ed animicamente prosciugati… ma la fame ha bisogno di essere soddifatta e quindi la ricerca di nuove prede è sempre aperta. A differenza di quanto voglia dare a vedere, anche questo essere onnipotente può avere momenti di debolezza, ma attenti ad allungare la mano in segno di aiuto… verrete morsi con una ferocia inaudita solo perchè avrete leso la sua onnipotenza pensando di aiutarlo. Al suo confronto siamo esseri inutili e difettosi; inutile cercare di compiacerlo, ne otterremo solo l’effetto contrario ed anche in questo caso si ciberà della nostra emotività dimostrandoci la sua indifferenza; lui non ha bisogno di essere compiaciuto, si compiace da solo! Ovviamente, quando si sente di buon umore,  il suo passatempo preferito è giocare psicologicamente con le persone; capire quanta pressione un determinato soggetto riesca a sostenere prima di esplodere.

Come difendersi? Essere servili ed accondiscendenti, non serve. Essere duri e contrastanti non serve. Essere rassegnati come automi, porta alla propria distruzione. Secondo la mia personale opinione, l’unica sarebbe di allontanarci da questi soggetti vampirici e dispotici… per quanto possibile.

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Cosa è il Tempo

Oggi parlavo con un amico circa il non riuscire ad avere più forza o pazienza di prendersi del tempo per ottenere dei cambiamenti di vita. Credo sia scaturita una interessante riflessione; magari potrebbe apparire banale a qualsiasi filosofeggiante che si appresterà a leggere, ma personalmente ritengo che la libertà di espressione e/o pensiero non preveda per forza di cose uno standard culturale.

A) Sono stufo del tempo.

Io) Ci è stato insegnato che il tempo scandisce la nostra vita, ma assurdamente il tempo non esiste o meglio esiste al passato… C’è il passato, il presente ed il futuro; l’unico ad esistere in modo permanente è il  passato! Nel momento in cui pensi, quel pensiero fa parte del passato e non del presente; nel momento in cui agisci, quella azione fa parte del passato e non del presente. Il futuro continua ad esistere solo fino a quando resta irrealizzato. Ma allora il tempo cosa è? Credo che il tempo sia ciò che stiamo credendo di vivere, ma che in realtà abbiamo vissuto; proprio per questo  dovremmo spendere tutte le nostre energie in ogni nostra azione o pensiero cosicché il ricordo non solo sia piacevole, ma che ci renda fieri di noi stessi.

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Return To Innocence

amore-devozione
sensazioni-emozioni
non essere spaventato di essere debole
non essere troppo fiero di essere forte
guarda solo nel tuo cuore amico mio
e sarà il ritorno a te stesso
il ritorno all’innocenza

se vuoi,inizia a ridere
se devi,inizia a piangere
sii te stesso non ti nascondere
credi nel destino

non preoccuparti di ciò che dice la gente
segui solo la tua strada
non rinunciare e perdere la possibilità
del ritorno all’innocenza

non è l’inizio della fine
è il ritorno a te stesso
il ritorno all’innocenza

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Tu …

Se tu rappresentassi l’irraggiungibilità di un granello di sabbia
io morirei senza fiato sepolto dall’anima di un deserto,
se tu fossi limpida e trasparente come una goccia d’acqua
ne morirei affogato in un oceano aperto,
tu stella immensa di un’enorme galassia,
tu bellezza madornale in uno stato di grazia
che commuoverebbe anche l’uomo più duro
facendo sorgere profondi dubbi anche nell’essere più sicuro
e più convinto dei suoi sentimenti,
tu ragione principale dei miei più grandi pentimenti
e celebrità dei miei più profondi pensieri,
tu regina perfetta che hai spodestato il mio cuore
dal trono dei miei più immensi dispiaceri,
ritorna ancora a far girare il mio mondo
affinché sabbia, mare e stelle possano rappresentare
anche questa notte la bellezza del tuo volto.

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La Configurazione Tattica

La Configurazione Tattica (hsing)

Gli avversari che devono essere combattuti – e vinti – in primo luogo, non siamo altro che noi stessi. Solo se si è in grado di vincerese stessi, si sarà in grado di trionfare sugli altri. Si sviluppi, soprattutto, questa «capacità di vincere» (k’o-sheng), nella misura in cui, in realtà, si può fare affidamento soltanto su di essa, cioè sulle nostre forze, mentre quelle nemiche costituiscono l’incognita con cui ci si deve misurare. «Capacità di vincere» significa dunque «conoscere se stessi» e «sapersi invulnerabili», come sottolineano alcuni commentatori dell’opera di Sun-tzu.
La «conoscenza» (chih) è una cosa; la sua «attuazione pratica» (wei) un’altra. È importante tener presente questa dicotomia. Non basta conoscere, si deve anche fare, se dobbiamo sconfiggere il nemico. Con altri termini, questa dicotomia si ripresenterà nel più vasto ambito della speculazione cinese.
Ci si deve astenere da ogni comportamento estremizzante, per acquisire un ottimale equilibrio delle forze. La voglia di «attaccare» (kung) a ogni costo costituisce un comportamento estremizzante per eccesso; quello di «difendersi» (shou), senza mai dare battaglia, è invece l’estremo per difetto. Lo stratega ideale adotta una via di mezzo, ricorrendo a entrambi i comportamenti, a seconda delle diverse occasioni. Egli si astiene dall’eccesso di passività (la resistenza ad oltranza), nonché dall’eccesso di attività (l’attacco a ogni costo).
La capacità di vincere il nemico dovrebbe essere del tutto naturale. Si dovrebbe soggiogarlo con la stessa facilità con cui si solleva una foglia in autunno o si osservano gli astri del cielo. Questa esaltazione delle attività spontanee e naturali, sia pure utilizzata in un altro contesto, è di derivazione taoista. Gli esperti di tattica strategica non posseggono particolari inclinazioni, cognizioni o capacità; si limitano a evitare di commettere errori in battaglia. E, ancora, un modo per esaltare la semplicità: lo stratega ideale di Sun-tzu è spontaneo, e senza forzature.
È in virtù di questa spontaneità che egli ha già trionfato, prima ancora di dare battaglia. Costui coltiva il tao, come modalità ottimale di comportamento. È su di esso che basa «la politica del trionfo e della disfatta» (sheng-pai chih cheng), cioè l’arte della tattica militare.
Cinque sono i modelli di strategia proposti: «valutazione» (tu), «misurazione» (liang), «enumerazione» (shu), «bilancio» (ch’eng) e «vittoria» (sheng). «Valutazione» significa misurare le distanze, nella perfetta conoscenza del contesto in cui si svolge il conflitto. «Misurazione» significa effettuare una stima dei costi della guerra relativamente alle vettovaglie, ai carri, alle armi, eccetera. «Enumerazione» significa formulare un’analisi delle forze in lotta, relativamente alle unità e alle componenti dell’esercito. «Bilancio» significa calcolare le possibilità della propria armata e quelle del nemico. «Vittoria» significa che, in base alle tattiche strategiche già menzionate, viene stilato un piano che, necessariamente, provocherà la sconfitta definitiva dell’esercito nemico.

Sun-tzu disse:

«nell’antichità, gli esperti dell’arte del combattere si preoccupavano innanzitutto della capacità di vincere; successivamente, prendevano in considerazione la possibilità divincere il nemico.
La capacità di vincere dipende da noi; la possibilità di vincere dal nemico.
Così, gli esperti del combattere sono in grado di controllare la capacità di vincere, ma non di determinare con certezza la possibilità di vincere il nemico.

A riguardo c’è un detto:
“Si può essere a conoscenza del modo in cui vincere il nemico, senza riuscire a metterlo in pratica”.

Quelli che non possono vincere devono resistere all’attacco; quelli che possono vincere, devono attaccare.

Resistere è un difetto; attaccare, un eccesso.

Gli esperti nell’arte di opporre resistenza si celano nelle più minute pieghe del terreno; gli esperti nell’arte dell’attacco si muovono nei cieli più elevati. Per questo sonoin grado di proteggersi, riportando la vittoria totale.

Percepire le nostre possibilità di trionfo, quando però anche i nostri nemici ne sono consapevoli, non è la perferzione assoluta.
Trionfare nel combattimento, cosicché in tutto il mondo si dica: “perfetto!”, non è la perfezione assoluta.
Infatti, sollevare una foglia autunnale non richiede ingenti forze; osservare il sole e la luna non richiede una vista acuta; udire il fragore di un tuono non richiede un orecchio finissimo.

Coloro che nell’antichità venivano definiti “esperti nell’arte del combattere” vincevano facilmente il nemico. Infatti, gli esperti nell’arte del combattere risultano vincitori, senza bisogno di possedere una particolare intelligenza o reputazione, né una particolare audacia o incisività.

Così, trionfano perché non commettono errori in battaglia.
Coloro che non commettono errori in battaglia si assicurano la vittoria, poiché trionfano su coloro che sono già sconfitti.
Infatti gli esperti nell’arte del combattere si stabiliscono su un terreno inespugnabile, non perdendo occasione di espugnare il nemico.
Da ciò traggo la seguente conclusione: gli strateghi vittoriosi hanno già trionfato, prima ancora di dare battaglia; i perdenti hanno già dato battaglia, prima ancora di cercare la vittoria.

Gli esperti di applicazioni strategiche coltivano il tao, per alimentare la tattica. Così, saranno in grado di praticare la politica del trionfo e della disfatta.

Le tattiche strategiche sono le seguenti: 1) valutazione; 2) misurazione; 3) enumerazione; 4) bilancia; 5) vittoria.

In base al terreno, si determina la valutazione; in base alla valutazione, la misurazione; in base alla misurazione, l’enumerazione; in base all’enumerazione, il bilancio; in base al bilancio, la vittoria.

Una strategia vittoriosa è simile a una libbra, controbilanciata da un’oncia, mentre una perdente è simile a un’oncia controbilanciata da una libbra.

Il vittorioso impegnato a combattare il nemico è simile a una massa d’acqua, che irrompe in una gola profonda mille jen°.»

° Un jen equivale a otto piedi
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A Lungo Durerà Il Mio Viaggio

A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.

Uscii sul mio carro ai primi albori
dei giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti del mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.

Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d’una melodia.

Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all’interno del cuore.

I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
«Eccoti!»

Il grido e la domanda: «Dove?»
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: « lo sono! »

(Rabindranath Tagore)

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Scelte di Vita 2

… riprendo da dove avevo lasciato l’altra volta …

Voglio riflettere ora, sugli effetti animici, o se preferite collaterali, che hanno i percorsi intrapresi durante il cammino della vita. Senza volermi andare ad impelagare in discorsi filosofici o teologici, mi sento di poter dire che ognuno di noi nasce buono e malvagio allo stesso tempo; condivido ciò che S.Agostino scriveva:

ogni natura, cioè ogni spirito e ogni corpo sono naturalmente buoni

La domanda sulla natura del male deve perciò precedere quella sulla sua origine. E il male non è altro che corruzione: della misura, della forma o dell’ordine naturale. Si dice quindi cattiva la natura che è corrotta: se non lo è, infatti, è certamente buona. Ma anche la natura corrotta, in quanto natura, è buona; è cattiva, in quanto corrotta.

Quindi se a questa idea, andassi ad affiancare l’ancestrale istintualità dell’Es, la razionalità del Super-Io e l’immancabile mediazione dell’ Io … potrei affermare che ciò che sono oggi non dipenda da me, ma da dove, come e con chi sono cresciuto e vissuto fino ad oggi? Detta così sembra davvero troppo comodo! Ed ecco che torniamo alle scelte; facciamo un esempio banale: in età adulta, o comunque quando acquisisco un minimo di potere decisionale, io scelgo di non mangiare un determinato cibo perchè da piccolo me ne hanno fatto mangiare troppo, oppure in qualche modo ho legato ad esso qualche brutto ricordo. Quindi ho scelto di non mangiare quel determinato cibo; ma è come se fosse una scelta obbligata per me in fin dei conti … certo l’esempio è banale e facilmente può aprire polemiche di vario genere, ma pensiamo un momento ad una persona che, per una serie di situazioni e vissuti, ha imparato davvero a trovare solo e soltanto dentro se le risorse necessarie per superare o affrontare la vita, una persona che sa di poter contare su se stesso in ogni situazione … come la potrei definire? Ovviamente, di primo impatto, potrei definirla una persona che ha avuto tante ferite nell’anima; ma per quanto importante possa essere il passato di una persona, altrettanto importante è come vive il presente, quindi dire di poter fare a meno di altri è una forma di presunzione troppo alta; apportiamo una piccola modifica ed immaginiamo che questa persona, per sua evoluzione, abbia imparato che non si può essere completamente indipendenti dal resto del mondo. Potrebbe essere un miglioramento dal punto di vista sociale se non fosse che questa evoluzione, avesse portato una nuova caratteristica: il voler essere pienamente accettato per come si é, senza accettare la benchè minima smussatura per potersi interfacciare con altri.

… to be continued …

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Un Hotel nel Cielo

Volare su nel cielo per confondersi con le nuvole
e scappare via da questa terra e dalla sua violenza inutile
per essere così al riparo da tanta cattiveria che ci rende fragili
al fine di ritrovarsi in un mondo talmente bello che nemmeno immagini.
Oggi pernotto qui, in quest’albergo a mille stelle
e accendo la luce del sole per vedere le cose belle
che questa vita ci può ancora offrire
ed un pò di luna nella colazione che in camera mi farò servire
aspettando poi di ritornare qui al mio posto
dove tra speranze e paure troppo futili rimarrò ancora per un pò nascosto.

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Scelte di Vita 1

Quante volte ci sentiamo dire che tutto il nostro destino è già scritto? Credo tante. Ma vorrei soffermarmi ad analizzare questa affermazione, con quello che in campo fotografico viene chiamato un obiettivo macro. Ogni scelta e/o decisione  che prenderò durante il mio percorso di vita, mi porterà ad affrontare altre scelte e/o decisioni, che a loro volta mi apriranno, ancora, altre possibilità di scelta … praticamente un ciclo finito  (legato alla terrena esistenza) di scelte con infinite possibilità future! Quindi, dovrei pensare che ognuno di noi abbia a disposizione una serie infinita di destini possibili, oppure potrei pensare che gli artefici del nostro futuro siamo noi che scelta dopo scelta, decisione dopo decisione, costruiamo il nostro percorso … ma ancora ritengo di aver tralasciato una variabile a mio parere importante … smontiamo, ora, il nostro obiettivo macro e montiamo un grandangolo. Non ritengo ancora corretto, ragionare solo sul singolo individuo, si dovrebbe ragionare in termini più ampi. Pensiamo a tutti gli individui del globo terrestre come tanti piccoli nodi di una immensa rete; ogni azione che compie uno di questi individui, ha ripercussioni su tutti gli altri individui collegati, dovunque essi si trovino; la distanza fisica può avere rilevanza, solo sullo spazio temporale degli avvenimenti. Dove voglio arrivare con questi cascata di pensieri, più o meno condivisibili? Voglio arrivare a parlare del percorso che ognuno di noi intraprende e dei suoi effetti collaterali sull’animicità dell’individuo.

… to be continued …

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La Ballata Del Carcere Di Reading (Oscar Wilde)

[…] Eppure ogni uomo uccide ciò ch’egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada! Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancor giovani; gli altri, quando sono già vecchi; certuni lo strangolano con le mani del Desiderio, certi altri con le mani dell’Oro; i migliori si servono d’un coltello, affinché i cadaveri più presto si gèlino. Si ama eccessivamente o troppo poco; l’amore si vende o si compra; talvolta si compie il delitto con infinite lagrime, tal’altra senza un sospiro, perché ognuno di noi uccide ciò ch’egli ama – eppure non é costretto a morirne. […]

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